“Per un’altra Seregno a sinistra” sulla situazione seregnese.

Giovedì 5 ottobre si è svolta la conferenza stampa della lista “Per un’altra Seregno a sinistra”. Buona la partecipazione. Hanno illustrato la situazione di Seregno Giuseppina Minotti, Francesco Mandarano e Simone Crinò. Gli interventi sono stati essenzialmente di tipo politico ed hanno illustrato le cause vicine (seregnesi) e lontane (leggi nazionali) che hanno favorito comportamenti che hanno poi portato  a un pesante intervento della Magistratura,  mai avvenuto  nella storia politica seregnese, che ha azzerato Sindaco e Giunta.

Purtroppo di quanto detto nel corso della conferenza stampa ben poco è apparso sui giornali e quel poco anche riportato in maniera quanto meno imprecisa.

 In primo luogo nessuno ha parlato di riedizione del centrosinistra né ha chiesto “apparentamenti” futuri si è sottolineato soltanto la novità della proposta di svolta del segretario del PD alla quale devono seguire comportamenti coerenti con quanto affermato e, soprattutto,  deve cadere la pregiudiziale nei nostri confronti , attuata nella tornata elettorale del 2015 che non ha permesso un accordo al secondo turno quando ci è stato esplicitamente rifiutato l”apparentamento”.

In secondo luogo non si è parlato di alleanze,  queste, nella fase attuale, non sono la nostra preoccupazione prioritaria mentre lo è la realizzazione dei nostri punti programmatici che non abbiamo, dalle scorse elezioni, cambiato. Si veda sul sito https://altraseregno.wordpress.com/ . Disposti ovviamente a dialogare con tutti sui  vari e urgenti problemi concreti (come in questo caso l’azione anti mafia), ma a partire da una nostra autonomia politica. Quello che avverrà nel corso della futura (non si sa quando) tornata elettorale non è argomento dell’oggi. Mentre lo è, ad esempio, il fare attenzione a come viene riorganizzata la struttura comunale ed i provvedimenti del commissario oltre a ostacolare le diverse manovre politiche che, a partire da affermazioni antipartitiche, vorrebbero riorganizzare l’ormai “mitico” centro politico della città.

 

Seregno, 13 ottobre 2017
Per un’altra Seregno a sinistra

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NOI NON PARTECIPEREMO ALLA INAUGURAZIONE DELL’AUDITORIUM.

NOI NON PARTECIPEREMO ALLA INAUGURAZIONE DELL’AUDITORIUM.
(la posizione di “Per un’altra Seregno a sinistra”)

Domenica 22 gennaio l’amministrazione di Centro destra di Seregno inaugurerà in pompa magna l’Auditorium di piazza Risorgimento che è l’unica realizzazione, assieme al parcheggio sotterraneo, che è stata portata a termine al posto del Palazzo Comunale.
Ricordiamo che noi siamo sempre stati contrari alla costruzione del Palazzo Comunale fin dalla sua progettazione ma che, una volta iniziati i lavori (nel 2005), si sarebbe dovuto completare l’opera. Non averlo fatto ha comportato tutta una serie di interventi, uno peggio dell’altro, fino alla situazione attuale: un parcheggio costruito malamente, un auditorium di cui non si sarebbe sentita la mancanza, un’aula del Consiglio Comunale non ancora completata, una fontana subito cadente (e poi sostituita), una causa con la ditta costruttrice.
Per tornare all’Auditorium ricordiamo che è stato realizzato, con un espediente al limite della legalità, utilizzando la parte interrata del costruendo Palazzo Comunale perché qualcosa si doveva pur fare per non perdere i contributi statali destinati al Palazzo Comunale. Comunque anche la costruzione dell’Auditorium ha avuto le sue traversie che ne hanno aumentato di molto i costi ed i tempi.
Per quanto riguarda i costi di realizzazione attendiamo che l’Amministrazione pubblichi il dettaglio degli stessi.
Per quanto riguarda i costi di esercizio non pare ci siano le idee chiare perché, a tutt’oggi, ne viene previsto l’uso solo da parte della Accademia Filarmonica “Città di Seregno” che certo non sarà intenzionata ad accollarseli in toto.
Per quanto riguarda la gestione ci potrebbe essere la tentazione di affidarla a qualche società privata e questa scelta comporterebbe automaticamente dei costi molto elevati per coloro che volessero utilizzare l’Auditorium per iniziative a basso budget.
Per quanto detto sopra non parteciperemo alla inaugurazione dell’Auditorium.
C’è, in aggiunta, una motivazione più generale e riguarda gli interventi culturali (molti a basso costo) sui quali l’Amministrazione avrebbe potuto e dovuto impegnarsi ed invece non l’ha fatto. A questo proposito qualche idea era stata proposta nel programma elettorale di Per Un’Altra Seregno a Sinistra del 2015 che alleghiamo.

Seregno, 21 gennaio 2017
Per un’altra Seregno a sinistra

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Programma elettorale di Per un’Altra Seregno a Sinistra del 2015
CULTURA
Va ribadita la centralità della cultura come motore economico e sociale, anche attraverso la valorizzazione della cultura giovanile, dando spazio alla creatività e prevedendo luoghi di incontro adeguati per tutti.
La cultura che aiuta la convivenza
• istituzione del centro culturale (musica, cultura, eventi, corsi, laboratori, ecc. ) per giovani e non;
• promozione di progetti pluriculturali nell’ambito scolastico e giovanile (scuola/ comune a partire dalla scuola materna;
• consulta giovani: istituzione e definizione dei criteri per la sua operatività;
• progetti di educazione civica per promuovere la conoscenza del territorio e la convivenza tra tutte le cittadine e i cittadini;
• collaborazione con Università del tempo libero e con altre associazioni esistenti a Seregno che si occupano di cultura per valorizzare la stessa e per una maggiore interazione con la cittadinanza;
• collaborazione con biblioteche e librerie per la promozione della cultura e della lettura favorendo possibilità di scambi e promozioni iniziative con patrocinio comunale;
• riapertura di un “sportello giovani”, con uno “sportello impresa” dedicato ai giovani imprenditori, situato preferibilmente presso il nuovo polo culturale;
• dare un giusto spazio / luogo a tutti i gruppi culturali – sociali – sportivi, presenti a Seregno costituendo una CASA delle associazioni territoriali;
• promuovere percorsi di rete tra le associazioni – (banca dati sul volontariato cittadino);
• utilizzo degli spazi comunali esistenti in modo corretto ed efficace:
o MUSEO VIGNOLI: istituire un museo permanente di opere di Artisti cittadini Seregnesi lasciate in proprietà al Comune per rendere pubblica l’arte, all’interno dello stesso museo allestire mostre periodiche e spazio per attività laboratoriali sull’arte aperti alle scuole, favorendo la collaborazione con scuole artistiche per l’apertura e la gestione in alcuni periodi dell’anno di attività aperte alla cittadinanza;
o AUDITORIUM (quando sarà agibile): spazio pubblico per incontri, dibattiti, proiezioni cinematografiche, assemblee ad uso dei cittadini;
o SPAZI PUBBLICI DI QUARTIERE: come Fuin o S. Carlo possibilità, oltre che ad utilizzo per feste annuali di quartiere, anche di spazio per Arena Estiva per Cinema d’estate / concerti / eventi teatrali;
o CASA CROCIONE: spazio comunale con diverse possibilità d’uso di tipo sociale e culturale, favorendo l’ utilizzo in diversi orari della giornata con condivisione spazi monitorati da personale pubblico: educatori /operatori sociali “Centro per i cittadini” CpC;
o CASA DEL PARCO “2 GIUGNO”: luogo di utilizzo per sensibilizzazione ambientale; l’appartamento può essere impiegato per lo SCI ( servizio civile internazionale) promuovendo così scambi culturali tra giovani provenienti da diversi paesi e disponibili a mettersi in gioco per migliorare la nostra città;
o BENI CONFISCATI ALLA MAFIA (2 Appartamenti): potrebbero essere dati in uso sociale per bisogni di autonomie e sollievo per persone con disabilità e messi a disposizione per rifugiati politici;
o NEGOZI CHIUSI E SFITTI: promuovere a costi calmierati, botteghe solidali con vendita di prodotti manufatti, oppure apertura di piccoli spazi gallerie d’arte integrata, opere d’arte a confronto o meglio alla pari, di artisti locali e di persone seguite nei centri di aiuto alla persona territoriali (vedi Comune di Torino);
o ABBELLIMENTI: Possibilità di abbellire spazi comunali attraverso concorsi con rilascio di opere in modo gratuito da parte di artisti (vedi altri comuni della zona di Varese), piastrelle ceramiche per esterni manufatte e poi apposte su muri / spazi comunali, ecc.;
o BIBLIOTECA: La nostra biblioteca è sicuramente un vanto per la città però desidereremmo fosse maggiormente fruibile, difatti, oltre al suo scopo di base, dovrebbe diventare un Polo Culturale attivo e Centrale della città, favorendo iniziative ad essa correlate nei propri spazi chiusi e all’aperto, per letture ad alta voce, presentazione di libri, spazi laboratoriali per le scuole.
• Altri impegni in campo culturale:
o garantire il mantenimento e la collaborazione comunale di tutte quelle forme culturali attive da anni sul territorio e che hanno dato modo di migliorare la nostra città sotto questo aspetto;
o il “nome” di un luogo ha la sua importanza e definisce quel luogo/spazio, pertanto ci piacerebbe fare un sondaggio cittadino per rivedere alcune dediche soprattutto quelle di alcuni parchi frequentati dai bambini. Crediamo infatti che i nomi scelti dalla scorsa amministrazione per definire luoghi e spazi cittadini siano inopportuni come ad esempio il giardino della biblioteca dedicato non ad un letterato o pedagogo ma ad un “contractor“(soldato);
o ci piacerebbe poter ammirare in mezzo al verde dei parchi anche l’arte, si potrebbero promuovere iniziative artistiche come “installazioni”o “sculture” sparse nel parco della Porada o altri parchi cittadini;
o collocare nei parchi giochi adatti a tutti i tipi di età, alcuni di questi si potrebbero costruire con la collaborazione di scuole o artigiani del territorio, indicendo concorsi o semplicemente attivando delle proficue collaborazioni.

Afghanistan 2001 – 2016. La nuova guerra dell’oppio

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Riportiamo il commento di Massimo Fini al libro di Enrico Piovesana:

Afghanistan 2001-2016, l’unica "liberazione" è quella dell’oppio

Enrico Piovesana, giornalista di grande esperienza (oltre ad aver lavorato per anni in Afghanistan come inviato di PeaceReporter è stato in Pakistan, Cecenia, Nord Ossezia, Bosnia, Georgia, Sri Lanka, Birmania e Filippine) ha scritto un libro Afghanistan 2001-2016. La nuova guerra dell’oppio pubblicato dalla Casa Editrice Arianna, coraggiosa ma sufficientemente piccola perché questo libro possa passare quasi inosservato. Contiene infatti informazioni, puntualmente documentate, che dovrebbero far arrossire di vergogna i Paesi che hanno invaso l’Afghanistan e ancora lo occupano dopo oltre 14 anni di guerra.

Nel luglio del 2001 il Mullah Omar proibì la coltivazione del papavero, da cui si ricava l’oppio e poi, raffinato, l’eroina, un provvedimento che è noto a tutti gli addetti ai lavori ma che sui giornali occidentali e in particolare su quelli italiani è sempre stato ignorato o trattato di sfuggita (per quello che riguarda l’Italia mi ricordo solo un timido e anche un po’ contorto accenno di Sergio Romano sul Corriere). Da quando aveva preso il potere nel 1996 il Mullah Omar, interprete rigoroso del Corano, aveva dato una speciale licenza temporanea non per l’uso dell’oppio in Afghanistan, ma per la sua esportazione all’estero. Il ricavato serviva infatti al governo talebano per comprare generi di prima necessità dal Pakistan in un Paese che era stato impoverito da dieci anni di occupazione sovietica e dai quattro anni di conflitto civile cui gli stessi talebani avevano posto fine nel 1996 cacciando oltre confine i ‘signori della guerra’ cioè i vari Massud, Dostum, Ismail Khan e compagnia cantante. Ma riassestato un po’ il Paese Omar aveva deciso di farla finita col traffico dell’oppio di cui il Corano proibisce sia l’uso che lo smercio. Per Omar questa decisione era difficilissima perché colpiva soprattutto la base del suo regime cioè i contadini, cui andava peraltro solo l’1 per cento del ricavo del traffico e gli autotrasportatori. Però il grande prestigio di cui godeva in Afghanistan gli permise di prendere questa misura e di convincere i contadini, a volte con azioni assai spicce, a convertire la coltivazione del papavero con altre coltivazioni. Fatto sta che nel 2002 (anno in cui rileva la decisione del 2001) la produzione di oppio in Afghanistan crollò a 185 tonnellate. Oggi ci sono punte di 5.000, 6.000, 7.000 tonnellate l’anno e l’Afghanistan produce il 93% dell’oppio mondiale. Come mai visto che fra gli obbiettivi della coalizione Isaf, oltre a portare la democrazia, ‘liberare’ le donne, eccetera, c’era quello di sradicare il traffico di stupefacenti, cosa cui peraltro, come abbiamo detto, aveva già provveduto il Mullah Omar?

Le ragioni sono principalmente due. La prima è che per combattere i Talebani i contingenti Nato (soprattutto americani, inglesi, canadesi) non bastandogli l’enorme superiorità militare (aerei, droni, bombe all’uranio impoverito e sofisticatissimi strumenti tecnologici) si sono alleati con i ‘signori della droga’ che il governo di Omar aveva cacciato dal Paese o innocuizzato, così come aveva fatto con le bande di predoni che durante la guerra civile avevano infestato l’Afghanistan (come mi ha raccontato Gino Strada nell’Afghanistan talebano si poteva girare tranquillamente anche di notte, bastava rispettare, com’è, o come dovrebbe essere, in ogni Paese, la legge).

La seconda, anche più grave, è che sono gli stessi militari Nato i protagonisti di buona parte di questo traffico di droga. I militari, insieme ai soldati del cosiddetto esercito ‘regolare’ e la corrottissima polizia (del resto tutto l’apparato istituzionale afgano oggi è corrotto, dal governo, ai ministri, ai governatori, ai magistrati giù giù fino all’ultimo funzionario) entrano nelle case e nei terreni dei contadini poveri, gli portano via l’oppio (unica risorsa rimasta a questi disgraziati) con la violenza, ma con la scusa che stanno facendo la lotta al traffico di stupefacenti, e poi vanno a raffinarlo in eroina nelle raffinerie che un tempo erano oltre confine e oggi sono a decine nello stesso Afghanistan. L’agenzia Fars News Agency ha dichiarato: “Nella sola provincia di Helmand è pieno di laboratori per la produzione di eroina, che prima dell’intervento americano non esistevano e che ora lavorano alla luce del sole”.

Naturalmente nella vulgata l’esponenziale aumento del traffico di droga è addebitato ai guerriglieri talebani. Certo, anche i Talebani, oggi partecipano al traffico della droga per procurarsi armi e mezzi di sostentamento, ma la loro partecipazione al traffico globale di stupefacenti in Afghanistan è del 2%.

C’è poi la famigerata Kandahar Strike Force, la milizia paramilitare addestrata e armata dalle forze speciali USA che ha sede nell’ex palazzo del Mullah Omar alla periferia di Kandahar e che dà la caccia ai talebani seminando il terrore tra la popolazione con rapimenti, torture, omicidi e stupri. Naturalmente anche questi ‘rapimenti, torture, omicidi e stupri’ vengono addebitati dai media occidentali ai talebani.

Enrico Piovesana ha focalizzato il suo libro su quanto è successo in Afghanistan dopo il 2001 solo sul traffico di droga. Questo era il suo obbiettivo. Ma naturalmente in un reportage più ampio ci sarebbero da documentare le centinaia di migliaia di civili uccisi sotto i bombardamenti Nato, le migliaia di afghani che si sono ammalati di cancro a causa dell’uranio impoverito e le altre migliaia di bambini nati focomelici.

Nel suo reportage Piovesana, forse per carità di patria, non ci dice se anche il contingente italiano partecipa a questo turpe commercio. Però cita un episodio che fa pensare che noi italiani non si sia affatto estranei. Nel 2011 le accuse dell’ex caporalmaggiore Alessandra Gabrieli “non solo rivelano l’uso di droghe tra i militari italiani di ritorno dal fronte, ma adombrano addirittura il loro coinvolgimento nel traffico di eroina dall’Afghanistan, l’imbarazzo della Difesa è forte, e l’allora ministro Ignazio La Russa, preferisce non rilasciare commenti, in attesa dello sviluppo delle indagini”. Di cui non si saprà più nulla.

Questa è la situazione dell’Afghanistan dopo 14 anni di guerra di ‘liberazione’. Noi l’abbiamo denunciata tante volte, in un libro (Il Mullah Omar, del 2011), in articoli sul Fatto e su altri giornali, ma preferiamo lasciare le conclusioni al giornalista americano Eric Margolis dell’Huffington Post: “Quando verrà scritta la storia di questa guerra in Afghanistan, il sordido coinvolgimento di Washington nel traffico di eroina e la sua alleanza con i signori della droga sarà uno dei capitoli più vergognosi”.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2016